Nel mondo occidentale si tende ad opporre e distinguere l’uomo dagli altri animali.

Natura vs Cultura nell’ottica umanista

Nell’utilizzo della contrapposizione uomo/animale viene così delineata una differenza, un confine, fra l’animale uomo e tutti gli altri animali, in cui si rifrange la contrapposizione tra natura e cultura, dove l’animale sta a significare la natura e la cultura viene eletta come caratteristica esclusiva dell’uomo. L’umanità solitamente viene definita come lo scarto fra la cultura umana e la natura animale e l’animalità viene intesa come l’insieme delle caratteristiche negative dell’uomo (come le pulsioni istintuali, la corporeità ecc). Solo l’essere umano, predisposto al sapere ma sempre in bilico tra umanità e bestialità, procede verso l’autorealizzazione. Il mondo animale, per gli umanisti, sembra quindi essere il modello negativo da cui l’uomo può e deve separarsi.

Il confine si assottiglia

Lévi-Strauss parla di una «linea di demarcazione fra natura e cultura tenue e tortuosa» e si domanda se essa non sia altro che «una creazione artificiale della cultura umana», una barriera, «un’opera difensiva messa in atto
dall’umanità allo scopo di affermare la propria esistenza e rivendicare la propria originalità». Tale confine diventa quindi labile e lascia spazio a somiglianze, comunanze e analogie col mondo animale.

Anche secondo Marchesini l’uomo nega ciò che può erodere ed abbattere quei confini – in verità molto labili – che stabiliscono la sua unicità. L’animale diventa quindi assolutamente indispensabile all’uomo, una fonte di attrazione e lo specchio per incontrare sé stessi. Il confine tra l’uomo e le altre specie di conseguenza non è mai stato rigido e definito, piuttosto aperto a scambi e contaminazioni.

E il cane?

In un’ottica più moderna, viene spontaneo pensare ai nostri cani: quando alcune volte ci sembra di essere sulla stessa lunghezza d’onda intendendoci con un solo sguardo; quando altre volte il binomio uomo-cane si somiglia fisicamente e caratterialmente; o ancora quando in svariate professioni il cane diventa un compagno indispensabile (ad es. conduzione greggi, salvataggio, ricerca dispersi, polizia giudiziaria, I.A.A., assistenza ecc.); e, infine, quando ci si sente persi senza la sua presenza. Se si pensa ad una persona non vedente, questi concetti vengono ulteriormente amplificati. Il cane rappresenta in tutto e per tutto un prolungamento di sé, sia per ciò che concerne la propria autonomia, sia per il legame che si viene a creare. È una “persona sicura” alla quale afFIDARSI. Il rapporto diventa talmente stretto da essere simbiotico e la profonda conoscenza reciproca permette di saper cogliere con precisione ogni sfaccettatura caratteriale e/o movimento corporeo, talvolta ancor prima che accada.

La svolta dell’etologia cognitiva

La differenza fra umano e animale non è perciò riconducibile a quella fra
intelligenza ed istinto, in quanto, con l’affermarsi dell’etologia cognitiva, si è dimostrata l’esistenza di forme di apprendimento, comportamenti simbolici, linguaggi e culture presenti, in modi e in gradi diversi, anche presso gli animali. Di conseguenza è stato allargato e ridefinito anche lo stesso concetto di cultura. L’etologia perciò mette in crisi il margine esistente tra uomo e animale estendendo anche ad animali “altri” la capacità di produrre cultura.

Per quanto riguarda l’istinto, invece, nonostante sia difficile distinguere nel comportamento dei cuccioli animali cosa derivi dall’istinto e cosa dall’imitazione, bisogna ammettere che se un qualsiasi animale sociale viene isolato fin da cucciolo, invece che manifestare istinti e comportamenti tipici della sua specie, presenta carenze fisiche, fisiologiche e neurologiche, così come accadrebbe a un neonato se fosse sottratto al proprio ambiente sociale e culturale. Già prima della nascita dell’etologia, Darwin aveva sottolineato una continuità tra uomo e animale anche in seno al comportamento, affermando che quest’ultimo sarebbe una modificazione del comportamento delle scimmie.

In conclusione, gli animali sono esseri abbastanza simili a noi da condividere emozioni, sentimenti, memorie e al tempo stesso abbastanza diversi da diventare una continua fonte di meraviglia, stupore apprendimento per noi esseri umani.

Alice

Uomo-animale: un labile confine